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Parola ai curatori delle Residenze Artistiche | Residenze Artistiche Opendream
Parola ai curatori delle Residenze Artistiche
Residenze Artistiche – MoCA
Flavio Arensi
Flavio Arensi
Italia, Direttore dei musei di Legnano, Milano

Mai come nel Novecento l’arte si pone il problema di rendere i luoghi elementi complementari se non identitari dell’opera artistica. Non si tratta solo di comprenderne le potenzialità, ma di utilizzarlo come contesto ideale per esporre un progetto estetico complesso. In quest’ottica si è mossa la residenza di Opendream, che ha inteso tornare nei luoghi un tempo occupati dalla celebre fabbrica Pagnossin, con una residenza artistica di tre giovani artisti, Marina Óáz, Federica Di Carlo e Ivano Troisi, che hanno dialogato con il maestro francese Fabrice Hyber. Proprio quest’ultimo ha legato l’operato dei tre autori con un semplice quanto acuto intervento di decorazione dello spazio capace di rendere – con efficacia - il senso di una ricerca plurilinguistica. Lo spazio, la memoria, la fabbrica, la nuova visione progettuale del luogo, la sua conversione in hub multisettoriale, sono tutte caratteristiche che hanno condotto la poetica di ciascun interprete verso la realizzazione non di un’opera soltanto, ma di una riflessione o di un pensiero che vuol trasformare una antica e rinomata fabbrica in un luogo accogliente. Non più laboratorio ordinato in cui sfilavano gli operai, anche nei tempi più duri della nostra recente storia, ma intersezione culturale fra il mondo dell’impresa e le possibilità dell’arte.

Flavio Arensi
Valentino Catricalà
Italia, Curatore d'arte contemporanea - direttore sezione Arte Maker Faire - The European Edition

Non è semplice creare sinergie. Soprattutto se queste sinergie cercano di unire contesti distanti, mischiare elementi che sono fuori dall’apparente canone interpretativo. Ma come tutte le reazioni chimiche cha hanno rivoluzionato la storia, mischiare elementi, se fatto in modo attento, può portare a delle soluzioni di estremo valore. Ed è proprio quello che è accaduto qui, in questo progetto che ha visto un imprenditore di Treviso, uno spazio non consono dell’arte (una ex fabbrica di Ceramica), tre giovani artisti in residenza, tre curatori e un artista di fama internazionale, incontrarsi. Gli elementi ci sono tutti, il problema è trovare il giusto modo di mischiarli. Ed è stato proprio questo, credo, il ruolo principale dei tre curatori.
Si parte da un luogo, una fabbrica, la Fabbrica Pignossin, luogo caratterizzante del contesto territoriale trevisano. Ad animarla, tre artisti (Marina Óáz, Federica Di Carlo e Ivano Troisi), opportunamente selezionati, i quali hanno avuto la possibilità di immergersi nella memoria del luogo, composta ancora di materiali resistenti all’abbandono, come vecchie ceramiche, stampi, ecc. Ispirati dal luogo, gli artisti hanno creato tre opere che si potessero immergere nel contesto, che potessero dialogare con esso. Così come il ruolo di Fabrice Hyber, artista di fama internazionale, ha avuto il compito di unire le opere degli artisti tracciando dei segni che seguissero il percorso sotterraneo dell’acqua. I tre artisti uniti in un percorso allo stesso tempo fisico (il segno tracciato sul terreno) e poetico (l’acqua come luogo unione di tre universi artistici). È in questo modo che l’arte dimostra ancora una volta di poter essere la chiave di lettura di luoghi da riscoprire, di poter dare quel livello di interpretazione ulteriore indispensabile per rileggere la memoria di luoghi complessi, intrecciati e stratificati. Opendream ha voluto fare questo: ripensare il luogo e la memoria attraverso l’arte, dare senso a qualcosa che in apparenza, solo in apparenza, questo senso lo aveva perduto.

Martina Cavallarin
Martina Cavallarin
Italia, Critico d’arte, curatore e saggista

L’Arte è il dispositivo potente, il meccanismo attivo per alzare il livello di allerta, il massaggiatore che applica una frizione rigenerante all’atrofizzato corpo collettivo. Il progetto di residenze artistiche “Spiriti Creativi a Opendream”, al fine di riutilizzare e valorizzare lo spazio pubblico delle ex ceramiche Pagnossin, comporta quindi il coinvolgimento di una vasta e complessa gamma di esperienze. Si tratta di coinvolgere e riconfigurare attraverso queste, e l’azione intrusiva e indaginifica dei 3 giovani artisti Federica Di Carlo, Marina Gomez Fernandez, Ivano Troisi, e la masterclass di Fabrice Hyber - Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1997, ospite dell'evento-, un percorso di restituzione, sinuoso e affascinante, all’interno degli spazi “alla Ceramica”, come veniva chiamato questo sito nei decenni passati. Le relazioni che si sono intrecciate tra gli artisti, gli oggetti trovati, gli scarti ora riutilizzabili, e le persone che transitano con il meccanismo benjaminiano della “fruizione nella distrazione”, non sono solo fisiche, ma coscienti e di appartenenza del territorio sociale e abitazione dello spazio pubblico, eterotopia contemporanea forse. Da Enciclopedia Treccani: eterotopìa s. f. Termine medico impiegato dal filosofo francese Michel Foucault per indicare quei luoghi reali, riscontrabili in ogni cultura di ogni tempo, strutturati come spazi definiti, ma «assolutamente differenti» da tutti gli altri spazi sociali, dove questi ultimi vengono «al contempo rappresentati, contestati, rovesciati». La funzione di questi spazi speciali, vere e proprie «utopie situate» in relazione a tutti gli altri spazi, è quella di compensarli, neutralizzarli o purificarli. Sono considerati esempi di eterotopia la prigione, il giardino, il cimitero, il museo, il manicomio, il cinema, la nave. E ora forse anche questo luogo che era spazio di lavoro, e che è possibile rivedere in qualità di spazio pubblico destinato a vari usi, territorio che attende da alcuni anni di vivere del tremito della traduzione, nel senso di tradere, trasportare da un punto a un altro punto, non senza fremiti, perdite ma anche auspicabili accelerazioni. I processi partecipativi messi in atto dal gesto artistico ridefiniscono la percezione comune dell’archeologia industriale, rideterminandone gli equilibri tra gli interessi dei diversi attori in gioco, concretamente attivi come gli artisti, o “soltanto” voyeristici come le persone che vi transitano. Si tratta di proporre multiformi pratiche attive dell’Arte Contemporanea: postproduzione, riutilizzazione, riqualificazione. Si tratta di movimentarsi con un processo di Artificazione, dispositivo capace di essere alternativa vitale a dinamiche d’abbandono, sottraendo all’incuria, alla marginalizzazione, all’erosione e alla banalizzazione. L’aspetto originale dato da l’Artificazione è che il recupero di spazi aperti pubblici e d’uso plurale, diventa l’elemento fondante per il ridisegno complessivo dell’ambiente di vita, condizionando la qualità di tutti i successivi atti progettuali. Agire attraverso questa residenza d’Arte sul territorio fragile e straordinario delle ex ceramiche Pagnossin, significa occuparsi non solo delle modalità della loro trasformazione fisica, ma soprattutto del significato che viene a esso attribuito e che – abbracciando un approccio culturale e sociale – si declina innanzitutto come luogo di interazione tra artista, spettatore, ambiente, opera, fruitore: come campo dunque in cui si ridefinisce il presente. Nel contesto artistico che si genera, le dimensioni etica ed estetica interagiscono in modo profondo, condizionando l’efficacia del messaggio e rendendo strategico il ricorso alla costruzione condivisa dei caratteri identitari delle ex Ceramiche Pagnossin, tra criticità e attese.

Fabrice Hyber | Residenze Artistiche Opendream
Intervista a Fabrice Hyber
Residenze Artistiche – MoCA

Fabrice Hyber, vincitore del Leone d’Oro alla 47esima Biennale d’Arte del 1997, indaga i legami profondi che connettono vita e natura, quei legami che talvolta sfuggono al grande pubblico. Quando è arrivato nell’ex fabbrica Pagnossin ha trovato un ambiente asciutto, secco, ma era sicuro che da qualche parte, sotto, ci fosse ancora l'acqua. E l’ha trovata, era solo stata coperta. Fra gli edifici, ha individuato i pozzi artesiani usati per la produzione delle ceramiche e ha deciso che non dovevano essere nascosti e dimenticati, ma valorizzati e collegati fra loro. E poi voleva mostrare anche gli altri artisti presenti con le loro installazioni, in un grande disegno che unisse i diversi punti, una mappa per leggere questo spazio.
Perché l’enorme pavimento di un luogo è come un foglio da disegno, visto dal cielo. Per farlo, ha deciso di usare un materiale caratteristico della modernità: la vernice per la segnaletica stradale a terra, dando una dimensione poetica ad uno strumento tanto specifico. Nasce da qui Links la sua opera per Opendream. Un fluire di linee colorate, bianche, rosse, gialle e blu, che ci guidano attraverso i fabbricati di mattoni rossi, creando un percorso tra le opere e i pozzi. In fondo, il flusso organizzato dalle installazioni artistiche e dal pubblico che si muove tra l’una e l’altra, è simile al flusso dell’acqua.
Per Hyber, che fin dagli anni ottanta si adopera per favorire una stretta collaborazione tra artisti e imprenditori, è necessario attraversare e allineare i territori, creare, fare. E bisogna anche trasformare i collezionisti, in particolare i leader aziendali, in produttori d'arte. L’imprenditore che voglia far rinascere un luogo, deve portare l’arte nella propria impresa, coinvolgerla nei progetti artistici, in modo che il suo sogno vada avanti, non rimanga semplicemente un fattore decorativo. Perché c’è molto lavoro da fare per riportare alla vita un luogo, ma, fortunatamente, la vie est cachée, il faut jusqu’à la révéler.

Mariangela D’Alessandro e Smeralda Panichelli

Ivano Troisi | Residenze Artistiche Opendream
Intervista a Ivano Troisi
Residenze Artistiche – MoCA

Fare l'artista oggi è un lavoro come un altro. C’è chi lo fa bene e chi lo fa un po’ peggio. Abbiamo delle responsabilità, perché comunque abbiamo deciso di fare opere e di mostrarle al mondo. Ti devi sempre ricreare, essere sempre molto attivo, altrimenti non ha senso. È importante studiare sempre, osservare bene.
Quello che faccio io è osservare molto la natura, per me è importantissimo viverla, starci dentro. Darsi delle regole e degli schemi propri, che mutano come la natura. Mutano in base alla crescita, mutano in base ai cambiamenti d’umore, in base a tante cose. Un’artista deve essere molto sensibile, cercare di capire queste cose, e mantenerle anche. Io devo sentire sia la materia che il sentimento che sto dando.
Penso che comunque artista ci nasci. Per me è come andare in bicicletta: se non m’alleno, incomincio a tremare, a sentire che devo fare’ qualcosa. Quando fai altro da ciò che senti tuo, allora ti rendi conto che non respiri.
Come dovere ho quello di emozionare le persone, fargli sentire, trasmettergli qualcosa di importante. È impossibile che le persone sentano la stessa cosa mia, ma già accendergli una piccola scintilla è una grande vittoria. Ti esprimi con il tuo linguaggio e cerchi ovviamente di renderlo fruibile, ma non per forza a tutti, dai comunque un punto di vista.
Non conoscevo la ceramica Pagnossin. Io preferisco partire quasi senza un’idea, farmi condizionare dal luogo, dalle situazioni. Arrivi, respiri l’energia, l’aria del posto. I locali sono intrisi di ricordi, di storia, c’è tanto. Anche la polvere potrebbe parlare. Il lavoro che lascerò saranno sicuramente le sculture, l’installazione ci tengo a farla perché c’è un legame con altri lavori in residenza. Nel sottosuolo qui è pieno d’acqua, è importante per me creare una finestra nel sottosuolo e far sentire che l’acqua scorre. C’è vita. Sarà un'opera intima, vista da una feritoia, devi essere interessato, ci devi andare apposta, uno più distratto non la vedrà neanche.

Mariangela D’Alessandro e Smeralda Panichelli

Marina ÓÁZ | Residenze Artistiche Opendream
Intervista a Marina ÓÁZ
Residenze Artistiche

Oggi si valorizza molto la tecnologia, l’industria, quello che fa più soldi, piuttosto che l’arte. Invece è tanta l’innovazione che il pensiero d’artista può portare nel mondo. Aiuterebbe ad avere idee diverse, a risolvere i problemi in un altro modo. Un po’ come nel Rinascimento, quando potevi essere allo stesso tempo ingegnere, artista, architetto. Servirebbe un'educazione più completa, con meno classificazioni. Poter creare qualcosa di diverso da quello che già esiste è una cosa che tutti dovrebbero provare, non solo gli artisti. Il mondo ha bisogno di innovazione, e per avere una mente che innova devi essere un po’ artista.
In realtà sono artista da tempo. Ho cominciato con la ceramica, ho continuato con la pittura, un po’ di tecnica mista. Però lo facevo sempre come hobby. Ad un certo punto ho avuto l’opportunità, ero un po’ stanca del lavoro, mi mancava il creare fisicamente qualcosa, e mi sono detta adesso ci provo. L’arte è anche un modo per comunicare alla gente, per cambiare la mentalità, per fare riflettere sulle problematiche e io ho sempre voluto contribuire al cambiamento sociale.
Questa è la mia prima residenza d’artista, si impara molto. È difficile calcolare, immaginare le cose quando saranno fissate in alto, capire quanto lavoro c’è da fare… Non avevo mai fatto un’installazione artistica prima, dipingevo e facevo ceramica. In realtà mi piace molto, mi piacerebbe farne ancora. Spero che la mia opera susciti un’impressione, un ricordo in chi ha lavorato qui, nel rivedere gli stampi un po’ rivitalizzati, e poi tutti i colori che si utilizzavano una volta. In generale spero di toccare i sentimenti delle persone, raccontando qualcosa del passato della fabbrica. Per me l’ex Pagnossin è un luogo è bellissimo! Un sito industriale così, poi tutta la storia della fabbricazione della ceramica… io ho il mio background di ingegnere industriale e mi piacciono questi posti. Ok, sono artista, ma sono anche, sarò sempre, ingegnera!

Mariangela D’Alessandro e Smeralda Panichelli

Federica Di Carlo | Residenze Artistiche Opendream
Intervista a Federica Di Carlo
Residenze Artistiche – MoCA

Essere un artista vuol dire essere un uomo che vive il suo tempo storico, che ne viene influenzato, che osserva, che lo assorbe. E' una vocazione, per me ci nasci. Arte e vita privata coincidono indissolubilmente.
Il senso dell’arte oggi è quello di produrre coscienza, bellezza, consapevolezza. Fare arte è un atto di responsabilità, è un urgenza.
Solitamente faccio residenze all'estero, dove ci sono centri di ricerca scientifica, o dove posso vedere fenomeni naturali che sono alla base della mia ricerca. Quando vengo invitata, fare residenza corrisponde a quello che per gli scienziati è "fare ricerca". Cercare, capire il luogo, osservare, trovare se si è fortunati, masticare, digerire e restituire con tutta l'onestà che si ha in corpo.
Ho sempre amato i fenomeni fisici, ho sempre osservato tutto quello che mi circondava, chiedendomi perché funzionava così… Ci sono certe nozioni basilari che ogni essere umano dovrebbe conoscere sulle regole che ci tengono in gioco. Invece spesso bypassiamo tutto, lo appiattiamo, lo portiamo alla stregua di uno schermo…
Per me invece l'esperienza, anche nell'arte, è fondamentale. L'osservazione è fondamentale. La fantasia è fondamentale. Tutto è venuto da sé, dalla curiosità di capire meglio quello che mi colpiva, ma poi di trasformarla in qualcosa di poetico con l'arte.
La Pagnossin è una sorta di archeologia sospesa. Questa sensazione di vite, vissuti, processi, elaborazioni, misurazioni di quantità esatte per far sì che tutto producesse un prodotto finito, solido e fragile come la ceramica. Come un essere umano.
Nella sala dove farò la mia installazione, questa energia è lì, queste fragilità e solidità sono lì; quella chimica è stata lì ed è ancora lì. Credo che del mio passaggio resterà la scritta vivo alla Ceramica… la preposizione alla è bellissima perché implica già in sé un processo, un collegare qualcosa. Resterà la parte più autentica del modo di chiamare la fabbrica da chi nella fabbrica ci viveva.

Mariangela D’Alessandro e Smeralda Panichelli

Residenze Artistiche Opendream
Residenze Artistiche Opendream
Residenze Artistiche – MoCA

Una residenza d’artista è sempre un momento di incontro tra realtà diverse e particolari, un’occasione di scambio e di conoscenza, e un’opportunità di avvicinamento tra l’arte e la comunità.
Per chi non lavora nel mondo dell’arte spesso non è chiaro cosa voglia dire essere un artista, o che significato possa avere oggi l’arte per la società. E una volta vista un’opera, sorgono curiosità su quello che l’artista intendeva comunicare e cosa l’ha ispirato.
Abbiamo chiesto ai protagonisti della Residenza Artistica Opendream di aiutarci a comprendere meglio il loro pensiero. Queste sono le loro voci.

Mariangela D’Alessandro e Smeralda Panichelli